giovedì 13 settembre 2007

città e cittadini

eccomi qui a milano... la versione italiana della grande mela: piena di opportunità, avvenimenti, mostre, inquinamento
la mia nuova città per ora mi è sembrata ospitale, anche se il senso di spaesamente persiste, ma mi do ancora un po' di tempo per ambientarmi

mi accorgo che l'aver vissuto da altre parti prima mi rende più sensibile verso certi dettagli: come si veste la gente, come si muove, come sta seduta ad aspettare la metropolitana... dettagli che forse caratterizzano una città più dell'architettura e dell'urbanistica stessa

è il modo di vivere in un certo posto che lo caratterizza: certi locali ci sono dappertutto, così come la piazza per il ritrovo, le vie da evitare, ecc.
le abitudini sono invece qualcosa di intimo che, come in un rapporto sentimentale, sono specifiche e non fruibili con tutti

se io vedo i comportamenti degli altri, così come distinguo i turisti dagli abitanti, gli altri forse riconosceranno me? porto su di me i segni delle mie ex (città), le mie abitudini passate e forse milano mi guarda indispettita perchè fra i capelli ho ancora il profumo del passato

venerdì 31 agosto 2007

...in the shape of things to come... (Placebo)

Lucide, nuove, tintinnanti... mie. Sembra incredibile che qualche grammo di metallo mi faccia sentire così bene: non sono solo le mie chiavi di casa, sono le chiavi di una nuova vita. Lo so che fra qualche anno, quando di case ne avrò già cambiate un bel po', tutto questo mi sembrerà banale. Ma ora no, tutto vive col sapore delle cose nuove.
Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per me...

sabato 18 agosto 2007

stazione di partenza, stazione di arrivo

A volte ci si trova nello stesso posto, con le stesse persone, ma si percepisce che la prospettiva è totalmente cambiata. Come in una stazione del treno dove alcuni sono giunti alla meta, mentre altri invece cominciano il loro viaggio. E così ero nella stessa città dove ho vissuto due anni, con gli stessi amici con cui ho condiviso gioie e dolori: i suoni, le voci e i profumi erano familiari e diversi allo stesso tempo. Mi sono resa conto che ad essere cambiata ero io, o meglio, non ero più la stessa persona di prima, ma una persona nuova con più esperienze: alcune meravigliose, altre medie e altre decisamente da censurare. Ho inteso fino in fondo il concetto di crescita.
Mentre tornavo a casa mi sono ritrovata fra le mani le carte che avevo prima della partenza: documenti, guide, opuscoli. Mi sono intenerita di fronte alla Me un po’ più giovane che sfogliava e rileggeva quelle pagine, nella speranza di vedervi disegnato il proprio futuro, come se riguardare quelle foto più e più volte mi avesse permesso di immaginarmi dentro ad esse.
Quest’ultimo viaggio era carico di emozioni: cosa avrei provato a tornare, cosa avrei sentito… ma soprattutto, sarei stata delusa o troppo malinconica per poi ripartire? Mi sono stupita della mia reazione. Ho incontrato dei ragazzi che si apprestavano a cominciare quel cammino che io ho da poco concluso e ho rivisto nelle loro facce la gioia delle aspettative e l’entusiasmo del nuovo. Ma non ero invidiosa: li ho guardati con occhi benevoli, conscia che per me è tutto concluso. E non lo dico in maniera amara, ma positiva.
Forse per la prima volta ho realizzato che davvero quel capitolo si è chiuso: è stato bello, è stato intenso, ma è terminato. E così ora posso ricoprire di polvere dorata tutti i ricordi, addolcendo i meno belli e facendo brillare quelli meravigliosa. Forse per la prima volta ho realizzato che la fine di quel capitolo significa che sono entrata in uno nuovo: là fuori c’è una pagina bianca che mi aspetta…

giovedì 2 agosto 2007

Le lacrime scendono giù pesanti e taglienti: fanno semplicemente male. Non so perchè mi sono messa a piangere... o meglio, lo so, ma non so perchè proprio ieri sera.
Il mondo che ci circonda è cosparso di segni, ma solo in determinati momenti riusciamo a coglierli, perchè siamo più vulnerabili o forse solo più attenti. Così ritrovi tra le pagine di un libro situazioni familiari, ascolti dei discorsi per la strada che in qualche modo ti riguardano, ti ritrovi ad avere a che fare con luoghi che non vorresti più ricordare... Sarà stato tutto questo insieme di circostanze, di coincidenze, così mentre ormai stavo rientrando a casa, le lacrime si sono fatte strada tra la mia stanchezza. E non ci potevo proprio fare nulla: il mio subconscio ha deciso di venire a galla a dispetto dei miei tentativi di ignorarlo.
Quando poi mi sono coricata nel mio letto, pensavo di essere al sicuro dal mio tracollo emotivo e invece no... i pensieri si agitavano e rimescolavano nel mio cervello e si vede che la lotta tra subconscio e consapevolezza era proprio dura, perchè mi sentivo la testa scoppiare e facevo fatica a respirare. Il dolore è decisamente tangibile, la felicità invece no: chissà perchè.

Puoi toccare le foto che ti ricordano tempi felici, spalmare di nutella una fetta di pane e cantare a squarciagola con gli amici, ma non riesci a toccare tutte queste sensazioni. Invece quando stai male percepisci fisicamente le ferite dell'animo, puoi vomitare tutto il dolore e singhiozzare...

Stamattina mi sono svegliata infreddolita, pensavo che fosse colpa del subconscio. E invece era colpa della pioggia che scendeva giù, fuori dalla mia finestra.

sabato 28 luglio 2007

On the beach

La musica è finita da un po’, ma tutti chiacchierano e non se n’è accorto nessuno. Le luci brillano sul mare e un venticello leggero accarezza le onde. Io me ne sto seduta con la mia solitudine e sento un po’ di freddo, un freddo che non dipende dal vento ma dal cuore… Ci sono feste a cui sei invitato, altre in cui sei protagonista e poi quelle a cui non andrai mai, dove si può solo stare ai margini e vedere gli altri divertirsi, sapendo che non fa per te. Ed eccomi proprio lì, ai bordi della felicità, senza lo sguardo e il calore di un abbraccio speciale. Eccomi lì, sola con il mio bicchiere in mano, a scrutare sul fondo un improbabile destino. Posso scherzare e fingere di stare bene così come sono, come se non avessi l’anima spezzata e il cuore pieno di ferite e di sale. Ma mentre tutti ballano spensierati mi rendo conto che posso scappare da un luogo e da tante persone, ma non posso scappare da me stessa. Cerco un po’ di conforto nella luna, sperando di vederla sorridere, ma lei ride beffarda. Ebbene sì, non sto bene così: vorrei anch’io quegli occhi sognanti per me, quella carezza di uno sguardo da lontano, un posto nei pensieri più belli… Vorrei anch’io sognare di nuovo, almeno una volta…

venerdì 29 giugno 2007

estate

il sole è caldo e la brezza accarezza la mia pelle
sento nell'aria il profumo della lavanda e della menta e il dolce ronzio delle api che danzano sui fiori
il calore del pomeriggio mi rende indolente, sono incapace di agire, di fare... e mi ritrovo a pensare...
penso che queste giornate calme e belle ci sono sempre, tutti gli anni... queste giornate di profumi e odori, di colori e di sapori, mi fanno sentire ottimista

c'è sempre l'estate, ogni anno...

domenica 24 giugno 2007

AFRICA

Balleremo su questo vecchio stanco mondo
Come le donne di mogano sui tamburi.
Perderemo la veste verginale
E cadremo a terra stanchi e belli.
Nello stomaco risuonano i battiti
Di ruvide mani sulla lisa pelle delle percussioni.
Povertà che ci piove addosso
Come rugiada del mattino
Sulle labbra assetate delle foglie.
Sento il suono della terra, dei colori
Avvolto in una nebbia ovattata.
Mi piace il gusto della semplicità.

venerdì 15 giugno 2007

Her story


Keira was a girl like many others, but there was something in her eyes…
She was silently swimming, very concentrate on every movement, trying not to think. She had so many thoughts that she felt like she was sinking in them. One, two, three, breath. The pool was almost full, the kids were screaming and laughing, everyone seemed to enjoy the cold water and the warm air. Everyone but her. Not that she didn’t like to swim, but she was trying to swim away from her painful past and every stroke was like a step forward. One two three…breath.
Keira was so concentrate that she couldn’t even see the people around her, or maybe she didn’t want to. She was afraid that they could look deeply in her soul and understand everything. She was afraid that they could notice that she was unhappy. Happiness… when was the last time she was really laughing? She could remember, but it was the last good memory before the tempest. Just before the tragedy, she felt like in heaven. There were just happy smiles and warmth and… him. One, two, three… breath.
He was totally unexpected in her life. First there was a coffee, then a walk around and many talks. He made his way into her brain and then he kissed her. They both knew that there was no time for them, but it felt nice to be together, just for a while. When he finally left, Keira felt alone like she’d never felt before.
One, two, three, breath.
And then the accident. That was not exactly unexpected, but when it came… it was pain. He was already just a memory, but she was still waiting for something to happen. Then the accident changed everything and he took away what was remaining of her… the hope.
So she was there, swimming away from his memory, her past, but she couldn’t forget that last smile. She couldn’t forget that there was a time when she was happy. One, two, three… breath.

Keira was a girl like many others, but there was something in her eyes… they were tears.

venerdì 8 giugno 2007

tempus fugit



Ieri ho sentito di un uomo che è uscito da una grotta dopo aver vissuto in isolamento per 8 mesi. L'unica legge delle sue giornate è stato l'orologio biologico: un giorno poteva durare anche 48 ore. Il giornalista che ne parlava ha quindi sottolineato che il tempo è soltanto una questione mentale.



Sappiamo tutti come i momenti belli passino in fretta mentre quelli bui sembrano durare moltissimo. Probabilmente perchè nei momenti bui ci sembra che tutto vada male e ci concentriamo solo sugli aspetti negativi della vita. Quando si è allegri invece si è aperti ad ogni colore, ogni suono, ogni sapore e siamo così impegnati che non facciamo caso alle ore che scorrono.
Il tempo è soggettivo, certamente, ma non si può negare che passi. Mi stupisco sempre quando mi accorgo di avere come un doppio orologio. Uno è quello "oggettivo", che porto al polso: so che sono già trascorsi tot ore, giorni, mesi da un certo evento. E poi c'è quell'orologio interiore che mi fa sembrare allo stesso tempo lontani e vicini certi avvenimenti della mia vita.
Come quando si pensa al primo giorno di scuola: sono già passati tanti anni eppure mi sembra ieri, vedevo la strada lunghissima e ora sono già alla fine dei mie studi...


Ecco, l'unica certezza è che il tempo passa. Nei momenti belli, ahimè, come fortunatamente in quelli brutti. Bisogna solo avere pazienza. Dalle mie parti si usa dire: c'è più tempo che vita...

domenica 3 giugno 2007

A letter up to the stars

Cara Martina,
non faccio altro che pensare a te, a me, a noi. E' come se il tempo si fosse fermato in quel preciso istante, ma solo per me, mentre per gli altri la vita continua come lo scorrere incessante di un fiume. Vedo il mondo che mi circonda attraverso una bolla di sapone e mi sento fragile come questa bolla.
Come vedi, è la prima volta che ti scrivo, o forse dovrei dire che è la prima volta che ti confesso quello che penso. It was about time...
Mi sembra strano che solo ora riesco ad avere la consapevolezza e la lucidità che mi serviva prima e che ora, purtroppo, è inutile. Martina cara, lo sai che mi sento arrabbiata e delusa allo stesso tempo, eppure è sciocco perchè so di essere l'unica persona da biasimare. Vorrei dirti tante cose e non ci riesco, un po' perchè non ci sono parole in grado di esprimere il dolore e un po' perchè non ci sono cose da dire, quando si è a questo punto. Non ci sono state parole per esprimere certe emozioni e ce ne sono state pure troppe in altre situazioni. Così ora sono qui, con tanto sale sulle ferite del cuore e spero che tu riesca a sentire ciò che provo e che fatico persino a confessare a me stessa.
Cara Martina, vorrei chiederti scusa per quello che non ti ho saputo dare e dentro di me c'è una tenue speranza, che tu possa avermi amato anche quando io pensavo di non saperlo fare. Perchè quello è l'unico amore che conta davvero.

Piccola stella fra le stelle del cielo, da quando te ne sei andata se n'è andata anche una parte di me. E forse era la parte migliore.

Indissolubilmente tua...

sabato 2 giugno 2007

pecore e sedie

All'asilo si faceva spesso un gioco chiamato pressapoco "il gioco delle sedie musicali". Si ballava in una stanza con delle sedie e quando la musica finiva tutti dovevano sedersi. Solo che c'era una sedia in meno rispetto al numero di partecipanti e quindi chi rimaneva in piedi veniva eliminato. Mi ricordo che, quando toccava a me restare in piedi, provavo una strana sensazione. E' la stessa che sto provando ultimamente.

Sono in piedi e sono l'unica, ma gli altri sembrano non accorgersene, intenti come sono a continuare il loro gioco. Loro non vedono che io sono in piedi, oppure fingono che questo non importi. Però io so benissimo che c'è una differenza tra di noi. Non sto male perchè sono diversa, sto male perchè so che da qualche parte la mia sedia c'è. Solo che non so dove sia...


C'è un detto dalle mie parti che tradotto dice: "ogni pecora ha il suo palo". Bene, allora sono sicura che la mia sedia, o palo, c'è... Però ora sono una pecorella smarrita.

Conosco bene il posto dove mi trovo ma sono smarrita perchè so che, in fondo, il mio posto non è qui. Devo cercare quella stanza dove c'è la mia sedia e le sedie vicine sono familiari, anche se le conosco da poco tempo.


Ognuno di noi ha una persona, un lavoro, una città dove vivere da trovare... la propria sedia su cui sedersi e sentirsi al proprio posto. La propria sedia a cui da brave pecorelle stiamo accanto e non vogliamo lasciare perchè sappiamo che le sedie che ci stanno così bene sono poche.


A chi mi accusa di pessimismo rispondo che non è vero: io sono covinta che la mia sedia c'è. A chi mi accusa di cinismo rispondo: spero che nessuno abbia spostato la mia sedia...

giovedì 31 maggio 2007

Introspezioni

La vita è un brivido che vola via, ma non è tutto un equilibrio sopra la follia... E' un equilibrio tra l'essere e l'apparire, tra ciò che si è e ciò che si vuole far vedere. Da sempre l'uomo si esercita alla mistificazione: cerchiamo ciò che ci sta meglio, il profilo migliore, cambiamo colore dei capelli... Il tutto per far vedere agli altri quello che di noi ci piace di più. E che quindi ci sembra la migliore arma nei confronti del giudizio degli altri. Già, il giudizio. In fondo ruota tutto intorno ad esso: siamo i primi a giudicarci e forse siamo anche i giudici più severi. Ma ci sono anche persone pagate apposta per giudicare: in un colloquio di lavoro non bastano più soltanto le tue capacità, ci vuole anche un profilo psicologico adeguato. Sono sempre stata un po' diffidente nei confronti della psicologia, forse perchè in fondo ne ho una paura folle. L'idea che qualcuno, a volte addirittura un perfetto estraneo, possa guardarmi dentro e vedere ciò che nemmeno io so di essere o ciò che non voglio che si veda... bè, mi innervosisce.


Dicono che persino un gesto innocuo come il passarsi la mano tra i capelli possa rivelare il nostro inconscio... Ma che cos'è in fondo l'inconscio? Non è qualcosa che sappiamo sempre riconoscere, non lo conosciamo bene e spesso ci sembra totalmente diverso da quello che crediamo di essere veramente. Forse che l'inconscio è l'essere e noi siamo l'apparire?
Non sono domande facile e non hanno risposte facili, sempre che ci siano queste risposte.
E allora accontentiamoci dell'equilibrio sopra la follia...

lunedì 28 maggio 2007

Rainy day


Verrà la pioggia e cancellerà il ricordo dei miei passi...


Io sono qui ad aspettare che ritorni il sole, ma sono stanca. La voce della pioggia verrà prima delle parole assordanti del mondo, che io fingerò di non ascoltare per restare assorta nei miei troppi pensieri. Ci sarà solo il battito del mio cuore e il ticchettio delle gocce di pioggia, nient'altro.


Vedo la gente che corre frenetica, li vedo agitarsi come tante formiche, come se niente potesse fermarli. Ma io so che verrà la pioggia e si porterà dietro la calma dell'inevitabile. Bisognerà aspettare e ascolterò soltanto il mio respiro. Lascerò che il passato sgoccioli via e ne rimarrà soltanto il ricordo, che forse non farà più male.


Guardo il mio volto riflesso sulla finestra e penso a quanta strada ho fatto per arrivare fin qui. Guardo il mio volto e penso che l'unica cosa di noi che rimane agli altri è soltanto un riflesso.


Sento nell'aria il profumo di terra e di anima e so che è soltanto questione di attimi.


E poi verrà la pioggia e mi addormenterò nel fresco della sera...

Welcome!

eccomi qui...
benvenuti nel magico regno dei miei pensieri, se non capite quello che sto dicendo non preoccupatevi:
siete voi quelli sani di mente!!!