venerdì 29 giugno 2007

estate

il sole è caldo e la brezza accarezza la mia pelle
sento nell'aria il profumo della lavanda e della menta e il dolce ronzio delle api che danzano sui fiori
il calore del pomeriggio mi rende indolente, sono incapace di agire, di fare... e mi ritrovo a pensare...
penso che queste giornate calme e belle ci sono sempre, tutti gli anni... queste giornate di profumi e odori, di colori e di sapori, mi fanno sentire ottimista

c'è sempre l'estate, ogni anno...

domenica 24 giugno 2007

AFRICA

Balleremo su questo vecchio stanco mondo
Come le donne di mogano sui tamburi.
Perderemo la veste verginale
E cadremo a terra stanchi e belli.
Nello stomaco risuonano i battiti
Di ruvide mani sulla lisa pelle delle percussioni.
Povertà che ci piove addosso
Come rugiada del mattino
Sulle labbra assetate delle foglie.
Sento il suono della terra, dei colori
Avvolto in una nebbia ovattata.
Mi piace il gusto della semplicità.

venerdì 15 giugno 2007

Her story


Keira was a girl like many others, but there was something in her eyes…
She was silently swimming, very concentrate on every movement, trying not to think. She had so many thoughts that she felt like she was sinking in them. One, two, three, breath. The pool was almost full, the kids were screaming and laughing, everyone seemed to enjoy the cold water and the warm air. Everyone but her. Not that she didn’t like to swim, but she was trying to swim away from her painful past and every stroke was like a step forward. One two three…breath.
Keira was so concentrate that she couldn’t even see the people around her, or maybe she didn’t want to. She was afraid that they could look deeply in her soul and understand everything. She was afraid that they could notice that she was unhappy. Happiness… when was the last time she was really laughing? She could remember, but it was the last good memory before the tempest. Just before the tragedy, she felt like in heaven. There were just happy smiles and warmth and… him. One, two, three… breath.
He was totally unexpected in her life. First there was a coffee, then a walk around and many talks. He made his way into her brain and then he kissed her. They both knew that there was no time for them, but it felt nice to be together, just for a while. When he finally left, Keira felt alone like she’d never felt before.
One, two, three, breath.
And then the accident. That was not exactly unexpected, but when it came… it was pain. He was already just a memory, but she was still waiting for something to happen. Then the accident changed everything and he took away what was remaining of her… the hope.
So she was there, swimming away from his memory, her past, but she couldn’t forget that last smile. She couldn’t forget that there was a time when she was happy. One, two, three… breath.

Keira was a girl like many others, but there was something in her eyes… they were tears.

venerdì 8 giugno 2007

tempus fugit



Ieri ho sentito di un uomo che è uscito da una grotta dopo aver vissuto in isolamento per 8 mesi. L'unica legge delle sue giornate è stato l'orologio biologico: un giorno poteva durare anche 48 ore. Il giornalista che ne parlava ha quindi sottolineato che il tempo è soltanto una questione mentale.



Sappiamo tutti come i momenti belli passino in fretta mentre quelli bui sembrano durare moltissimo. Probabilmente perchè nei momenti bui ci sembra che tutto vada male e ci concentriamo solo sugli aspetti negativi della vita. Quando si è allegri invece si è aperti ad ogni colore, ogni suono, ogni sapore e siamo così impegnati che non facciamo caso alle ore che scorrono.
Il tempo è soggettivo, certamente, ma non si può negare che passi. Mi stupisco sempre quando mi accorgo di avere come un doppio orologio. Uno è quello "oggettivo", che porto al polso: so che sono già trascorsi tot ore, giorni, mesi da un certo evento. E poi c'è quell'orologio interiore che mi fa sembrare allo stesso tempo lontani e vicini certi avvenimenti della mia vita.
Come quando si pensa al primo giorno di scuola: sono già passati tanti anni eppure mi sembra ieri, vedevo la strada lunghissima e ora sono già alla fine dei mie studi...


Ecco, l'unica certezza è che il tempo passa. Nei momenti belli, ahimè, come fortunatamente in quelli brutti. Bisogna solo avere pazienza. Dalle mie parti si usa dire: c'è più tempo che vita...

domenica 3 giugno 2007

A letter up to the stars

Cara Martina,
non faccio altro che pensare a te, a me, a noi. E' come se il tempo si fosse fermato in quel preciso istante, ma solo per me, mentre per gli altri la vita continua come lo scorrere incessante di un fiume. Vedo il mondo che mi circonda attraverso una bolla di sapone e mi sento fragile come questa bolla.
Come vedi, è la prima volta che ti scrivo, o forse dovrei dire che è la prima volta che ti confesso quello che penso. It was about time...
Mi sembra strano che solo ora riesco ad avere la consapevolezza e la lucidità che mi serviva prima e che ora, purtroppo, è inutile. Martina cara, lo sai che mi sento arrabbiata e delusa allo stesso tempo, eppure è sciocco perchè so di essere l'unica persona da biasimare. Vorrei dirti tante cose e non ci riesco, un po' perchè non ci sono parole in grado di esprimere il dolore e un po' perchè non ci sono cose da dire, quando si è a questo punto. Non ci sono state parole per esprimere certe emozioni e ce ne sono state pure troppe in altre situazioni. Così ora sono qui, con tanto sale sulle ferite del cuore e spero che tu riesca a sentire ciò che provo e che fatico persino a confessare a me stessa.
Cara Martina, vorrei chiederti scusa per quello che non ti ho saputo dare e dentro di me c'è una tenue speranza, che tu possa avermi amato anche quando io pensavo di non saperlo fare. Perchè quello è l'unico amore che conta davvero.

Piccola stella fra le stelle del cielo, da quando te ne sei andata se n'è andata anche una parte di me. E forse era la parte migliore.

Indissolubilmente tua...

sabato 2 giugno 2007

pecore e sedie

All'asilo si faceva spesso un gioco chiamato pressapoco "il gioco delle sedie musicali". Si ballava in una stanza con delle sedie e quando la musica finiva tutti dovevano sedersi. Solo che c'era una sedia in meno rispetto al numero di partecipanti e quindi chi rimaneva in piedi veniva eliminato. Mi ricordo che, quando toccava a me restare in piedi, provavo una strana sensazione. E' la stessa che sto provando ultimamente.

Sono in piedi e sono l'unica, ma gli altri sembrano non accorgersene, intenti come sono a continuare il loro gioco. Loro non vedono che io sono in piedi, oppure fingono che questo non importi. Però io so benissimo che c'è una differenza tra di noi. Non sto male perchè sono diversa, sto male perchè so che da qualche parte la mia sedia c'è. Solo che non so dove sia...


C'è un detto dalle mie parti che tradotto dice: "ogni pecora ha il suo palo". Bene, allora sono sicura che la mia sedia, o palo, c'è... Però ora sono una pecorella smarrita.

Conosco bene il posto dove mi trovo ma sono smarrita perchè so che, in fondo, il mio posto non è qui. Devo cercare quella stanza dove c'è la mia sedia e le sedie vicine sono familiari, anche se le conosco da poco tempo.


Ognuno di noi ha una persona, un lavoro, una città dove vivere da trovare... la propria sedia su cui sedersi e sentirsi al proprio posto. La propria sedia a cui da brave pecorelle stiamo accanto e non vogliamo lasciare perchè sappiamo che le sedie che ci stanno così bene sono poche.


A chi mi accusa di pessimismo rispondo che non è vero: io sono covinta che la mia sedia c'è. A chi mi accusa di cinismo rispondo: spero che nessuno abbia spostato la mia sedia...