A volte ci si trova nello stesso posto, con le stesse persone, ma si percepisce che la prospettiva è totalmente cambiata. Come in una stazione del treno dove alcuni sono giunti alla meta, mentre altri invece cominciano il loro viaggio. E così ero nella stessa città dove ho vissuto due anni, con gli stessi amici con cui ho condiviso gioie e dolori: i suoni, le voci e i profumi erano familiari e diversi allo stesso tempo. Mi sono resa conto che ad essere cambiata ero io, o meglio, non ero più la stessa persona di prima, ma una persona nuova con più esperienze: alcune meravigliose, altre medie e altre decisamente da censurare. Ho inteso fino in fondo il concetto di crescita.
Mentre tornavo a casa mi sono ritrovata fra le mani le carte che avevo prima della partenza: documenti, guide, opuscoli. Mi sono intenerita di fronte alla Me un po’ più giovane che sfogliava e rileggeva quelle pagine, nella speranza di vedervi disegnato il proprio futuro, come se riguardare quelle foto più e più volte mi avesse permesso di immaginarmi dentro ad esse.
Quest’ultimo viaggio era carico di emozioni: cosa avrei provato a tornare, cosa avrei sentito… ma soprattutto, sarei stata delusa o troppo malinconica per poi ripartire? Mi sono stupita della mia reazione. Ho incontrato dei ragazzi che si apprestavano a cominciare quel cammino che io ho da poco concluso e ho rivisto nelle loro facce la gioia delle aspettative e l’entusiasmo del nuovo. Ma non ero invidiosa: li ho guardati con occhi benevoli, conscia che per me è tutto concluso. E non lo dico in maniera amara, ma positiva.
Forse per la prima volta ho realizzato che davvero quel capitolo si è chiuso: è stato bello, è stato intenso, ma è terminato. E così ora posso ricoprire di polvere dorata tutti i ricordi, addolcendo i meno belli e facendo brillare quelli meravigliosa. Forse per la prima volta ho realizzato che la fine di quel capitolo significa che sono entrata in uno nuovo: là fuori c’è una pagina bianca che mi aspetta…
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1 commento:
Cara Cristina... è la vita. La cosa strana è l'impossibilità di interagire nuovamente con quel mondo, dato che oramai si è fuori, e non rimane altro che fare da spettatori ad un film, in fondo, già visto.
Cambiano pure i verbi, loro useranno "facciamo", "andiamo", ... noi "abbiam fatto", "siamo andati", ... e tutto si risolve in storie vissute e da raccontare.
Però non bisogna vivere con nostalgia, dato che comunque ci rimane il presente prima che diventa passato.
ciao
luigi
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